Perla

Chiudi gli occhi e attraversa
Questo confine ruvido
Fatti mani morbide
Fatti voce di seta
Raccogli ogni raggio
Che affiora sulla lingua
E disfalo dal fondo.
Tra le maglie sottili
Uno spirito straniero
Ti offre una perla.

Note alte

Chiudi gli occhi e attraversa
Questo confine ruvido
Fatti mani morbide
Fatti voce di seta
Raccogli ogni raggio
Che affiora sulla lingua
E disfalo dal fondo.
Tra le maglie sottili
Uno spirito straniero
Ti offre una perla.

Diventare umani

Hai voluto sporgerti sull’orlo
del baratro e ci sei caduto
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
fatto di ossa carne e interiora
delicato quanto me

Hai voluto spingerti fino alla fine
dove ogni cosa perde
di senso e smette di respirare
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
con le mani stringi
una manciata di nebbia
che sfugge

Io che nella nebbia
ci sono nata, sapevo
io che dalla nebbia
sono venuta, sapevo
ma ti credevo invincibile
ti credevo più forte
non solo un umano

Oggi hai alzato lo sguardo su di me
per la prima volta
mi hai visto simile
ti ho visto simile
la ferita che non avevi
ora ce l’hai negli occhi
lo sguardo di chi non appartiene più
a nessuno, a se stesso
neanche

C’è chi dalla vetta cade
e impara l’arte dell’esitazione
del dilemma, del dolore
l’umiltà di soffrire e non saperne uscire

C’è chi dall’abisso risale
e impara passo passo l’arte di farsi forza
il coraggio di tremare
di soffrire e sapere che se ne può uscire

A ciascuno il suo tempo
per diventare umano.

L’ardito si è spento

Eri il più feroce di tutti
E il più amato
Perché con le unghie sembravi
Agguantare la vita
Più forte di tutti.
Poi più avanti si seppe
Che la vita l’avevi quasi schiacciata
E calpestata in una ebbrezza vorace
Si seppe che uno spirito ardente
Puó anche schiantarsi e distruggere
Non il nemico ma il fratello
E la sorella di battaglie.
Ora ti aggiri come un’ombra
Svuotata di ogni dimensione
Forse hai imparato dal sonno
A rimanere sopito
Come un carbone a fine serata
Forse hai solo perso la baldanza
Della giovinezza e hai appreso
La gravità del dolore.
Certo é strano
Vederti quasi inanimato
Impacciato al saluto
Tu che non conoscevi
La paura di vivere
Anzi ti faceva orrore
Come a noi, popolo che trema
ne facevi tu.

Eri il più feroce

Eri il più feroce di tutti
E il più amato
Perché con le unghie sembravi
Agguantare la vita
Più forte di tutti.

Poi più avanti si seppe
Che una vita l’avevi quasi schiacciata
E calpestata in una ebbrezza vorace
Si seppe che uno spirito ardente
Puó anche schiantarsi e distruggere
Non il nemico ma il fratello
E la sorella di battaglie.

Ora ti aggiri come un’ombra
Svuotata di ogni dimensione
Forse hai imparato dal sonno
A rimanere sopito
Come un carbone a fine serata
Forse hai solo perso la baldanza
Della giovinezza e hai appreso
La gravità del dolore.

Certo é strano
Vederti quasi inanimato
Impacciato al saluto
Tu che non conoscevi
La paura di vivere
Anzi ti faceva orrore
Come a noi, popolo che trema
ne facevi tu.

Diventare umano

Hai voluto sporgerti sull’orlo
del baratro e ci sei caduto
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
fatto di ossa carne e interiora
delicato quanto me

Hai voluto spingerti fino alla fine
dove ogni cosa perde
di senso e smette di respirare
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
con le mani stringi
una manciata di nebbia
che sfugge

Io che nella nebbia
ci sono nata, sapevo
io che dalla nebbia
sono venuta, sapevo
ma ti credevo invincibile
ti credevo più forte
non solo un umano

 

Oggi hai alzato lo sguardo su di me
per la prima volta
mi hai visto simile
ti ho visto simile
la ferita che non avevi
ora ce l’hai negli occhi
lo sguardo di chi non appartiene più
a nessuno, a se stesso
neanche

C’è chi dalla vetta cade
e impara l’arte dell’esitazione
del dilemma, del dolore
l’umiltà di soffrire e non saperne uscire
C’è chi dall’abisso risale
e impara passo passo l’arte di farsi forza
di tremare con coraggio
di soffrire e sapere che se ne può uscire
A ciascuno il suo tempo
per diventare umano.

Poesia #4

Parti dal cuore
Sostieni il tremore
Componi voce di stelle
Rimuovi il superfluo
Spazza via la polvere
Cammina sul filo di acrobata
In equilibrio sul tempo
Oltre l’ultima curva,
Nello spazio infinito.

Tu lo sai

Tu lo sai
Chi sono io?
Te lo leggo negli occhi
Che lo sai
E ridi
Di cosa, non lo so
Perché io non lo so
Chi sono io.
Tu mi vedi e già
Ti annoiano
La mia solitudine
La mia schiena piegata
I miei passi incerti
Sempre la solita
Sono sempre la solita
Le mie debolezze
Già le conosci
Niente di nuovo da dare
Stasera
Infatti giro in tondo
Metto le dita
Nei vuoti d’aria
Avanzo due parole
Sul bordo del tavolo
E poi me ne torno a casa
A farmi le stesse domande
Chi sono io?
Perché mi guardi?
Che cosa vedi?
Di questa ripetizione
In fondo io non mi stanco mai
E forse proprio qui sta il problema.

 

Tu lo sai

Tu lo sai
Chi sono io?
Te lo leggo negli occhi
Che lo sai
E ridi
Di cosa, non lo so
Perché io non lo so
Chi sono io.
Tu mi vedi e già
Ti annoiano
La mia solitudine
La mia schiena piegata
I miei passi incerti
Sempre la solita
Sono sempre la solita
Le mie debolezze
Già le conosci
Niente di nuovo da dare
Stasera
Infatti giro in tondo
Metto le dita
Nei vuoti d’aria
Avanzo due parole
Sul bordo del tavolo
E poi me ne torno a casa
A farmi le stesse domande
Chi sono io?
Perché mi guardi?
Che cosa vedi?
Di questa ripetizione
In fondo io non mi stanco mai
E forse proprio qui sta il problema.

 

Poesia #3

Metto parole
Perché un varco si apra
Lì tra il muro
E la mia testa che non trova
Via di fuga
Che schiuma
Che fuma, legno infuocato
Metto parole
Per dire quello
Che poi leggendo
Capirò.

Testimone

Fai pace col fatto
Che sceglierai sempre
Nella notte edonistica
La via laterale
Dove risuonano solo i tuoi passi

Che attraverserai ponti lontani
Dal centro
Per andare dove si parla
La lingua della realtà
Antica, senza prezzo

Che respirerai dove il margine
Si inabissa nella storia
Dove creature anomale
Cadono nel passato
Con fierezza e dignità immortale

Che sarai anziana prima del tempo
Testimone della fine struggente
Di ció che forse un giorno tornerà

Due modi, due mondi

C’é chi vive
Ad alto volume
Negli applausi
Sempre sul palco
Del vincitore
Sempre in viaggio
Da una continente all’altro
Esempio per tutti
Di coraggio e
Della nobile virtù
Del successo.

C’é chi vive
In un sussurro
Interrotto da silenzi
Nell’anonimato
A parlare con più spiriti
Che umani
E tra quattro mura
Costruisce un universo
E guarda ai grandi
Con invidia e indifferenza
A seconda di come
La nuvola si dispone
Nel quadro della finestra.

Si fatica forse
Entrambe
Allo stesso modo
Ma sono due modi
Due mondi diversi
Che si superano
E si voltano le spalle.

 

Fulmine

Ieri un fulmine
Mi ha messa in ginocchio
Sulla via di casa
A occhi spalancati sul cielo
Per farmi vedere oltre
Mi ha svegliata
La notte
Per farmi ascoltare il tuono
Del mio cuore
E mi ha stretto il respiro
Mentre parlavo di nulla
Per ricordarmi il valore
Delle parole
E mi ha mostrato
Infinite volte
La stessa immagine sacra
Finché non é stata
Alfabeto del mio cuore.

 

Dal fondo

Ho parlato dal fondo
Di un pozzo!
Giuro che la prossima volta
Ti sarò più vicina
Fioccherà tutto l’affetto
Che ho strozzato
Giuro se hai un po’ di pazienza
Ti porterò in regalo
Una margherita della notte
Di quelle che fanno sorridere
Per un giorno intero!

Primo passo

Questo é un passo
Dove non l’avevo mai messo
Questa terra straniera
Non mi conosce
Non la conosco
Sotto i piedi tutto é nuovo:
Salve banchina
Salve gradino
Salve filo d’erba
E fiore e falena
Salve radice
E granello di sabbia,
Vado a specchiarmi
In un orizzonte d’acqua
Che non mi ha vista mai.

 

Amico mio

Del tuo ricordo
Non voglio fare funerali
Non venire a ricordarmi
Che il tempo passa anche per me
Non voglio sapere
Chi sei ora
Chi eri mi basta
Perché eri radice mia
Terra del mio destino
Amico mio
E non so come dirtelo
Perché oggi mi guardi
Da un’altra pelle
E io addosso
Mi vedo tutte le ombre
Che ci separano.

Amico mio
Nelle stesse strade di un tempo
Parliamo lingue diverse
La mia incespica
E la tua così brillante
Come é sempre stata
Non si ferma più ad aspettarmi.
Eppure io ho cercato
Sempre in tutti
Le stesse venature d’argento
Che avevi tu
Che ora sei antiquario
Di orologi
E io antiquaria di te.

 

Tork23

Arriva il momento
In cui l’amore satura
In cristalli di sale
La linea delle tue guance.
Allora, solo allora,
Guardarti è come stare
Sul ciglio del cielo
Senza guardare giù.
Sorrido e ho quasi paura
Del tuo sguardo principe
Di ogni brezza del cosmo
Stasera mi catturi
Mantra dei miracoli
Sei una carezza distratta
Che racchiude piccoli
Sogni segreti
E io ancora una volta
credo.

Viva?

Siete tutti
Spettatori della mia morte
Lo vedo da come mi guardate
Inciampare
Aggrapparmi distratta
Ad ogni istante
Senza criterio.
Forse da una crepa della pelle
Vedete i miei ingranaggi
Spezzati
Vedete che giá
Sto con un piede sottoterra.
Nessun vivo si intrattiene coi morti
Men che meno quando
Sono ancora vivi.
E non vi biasimo, fate bene
Solo vorrei andarmene in pace
Coi miei tempi
Senza la fretta
Di liberarvi di me.

Ancora una volta, mai

Parole cadono
Dalla mia bocca
Intagliano lo spazio
Deformano il tempo
Come biglie su una rete
Le guardo fuggire
Piegare il destino e condurmi
Là dove devo andare
Lungo il tracciato di una misteriosa
Perfetta funzione
Di un matematico calcolo
In cui vale
Ogni singola traccia
Ogni spessore del mondo
Ogni trama che a me
Ancora una volta, per sempre
Resterà sconosciuta.

 

Il sussurro

Sono un sussurro
Il riposo di un canto
Senza parole
I campi della mente
Li imbevo di blu
Acquerello

Arami
Come terra vergine
Dei colori del mondo
Sono la voce antica
Che sale dalle rovine
Tra le erbe selvatiche

Ti guardo da un’Era fa
Sono il riposo di un canto
Senza parole.

Sottile corallo

La mia vita ha una trama
Così sottile
Che un soffio di vento
Vale come tempesta.
Basta poco ed è subito
Estasi/agonia
Corpo accartocciato
Dita tremanti
Sudare panico
Cuore sommerso
Dolore accecante
Gioia sfrenata
Apatia mortale
Fiducia immensa
Terrore atroce
Speranza assoluta
Una vela gonfia
Pronta a scoppiare.

Così sottile,
Tutto è calamità.
Perciò mi muovo
A ritmo di un corallo:
Dieci epoche
Per arrivare da te
Undici per salutarti
Un’altra solo per tornare
A respirare.

[Tienimi al sicuro
Se vuoi che duri
Se pensi che sia saggio
Salvarmi
Salvami.]

Tutta la bellezza e il dolore

Ci sono vite
Che divampano
Divorano il tempo
Consumano canti
Di lotta, di amore
Trafiggono l’orizzonte,
Scie di fuoco.
Ci sono vite
Sommerse
Che affondano
come polvere
In un minuscolo
Impercettibile
Brevissimo turbine
Che sussurra sospira – spira
Nel profondo del mare.

Ibernista

Mare,
Oggi il mio corpo
Porto in battesimo
Nel tuo gelo amico.
Una dopo l’altra
Lascerò cadere le pelli
Sulla riva
E rideró del freddo
Come ridono i bambini.
Con te non posso usare
Parole umane
La mia lingua
È solo un soffio di sale
Che tu porti via.
Troppo grande il tuo abbraccio
Troppo profondo il tuo respiro
Mi contieni tutta
Nel suono di un’onda.

Vetra

Cammino
Tra piazza Vetra,
Le Colonne e Corso di Porta Genova,
C’è silenzio, un velo di nebbia
Gli studenti sono appena usciti da scuola
Si attardano alle panchine,
Un uomo fuma, solo, coi suoi baffi
E io varco le porte di un sogno.
Questa per me
È terra onirica
È l’adolescenza che ho sognato di vivere
E che alla fine mi è sfuggita via
È il sabato pomeriggio
La fiera di Senigallia
Comprare le magliette dei gruppi
Le spillette
I cd da Psycho
Il negozio dell’usato
Coi soffitti bassi
E strani ceffi all’ingresso
È nascondere la faccia nel cappuccio
E mischiarmi alle creste e ai capelli lunghi
Col cuore in gola
È il coraggio di stare, diversa
Tra i diversi,
Sola, ma vicina
ad amici sconosciuti.

Piazza Vetra è terra onirica
E mi accoglie come ogni volta
Anche se laggiù c’è una pokeria
Ha chiuso il negozio di musica
Anche se la rabbia creativa
Spavalda adolescente
Ora si traveste con scarpe di marca
Bubble tea
Turisti di airbnb
E una tiepida vitalità
Disinfettata in alcol scadente
E focacce surgelate
E aperitivi bocconiani.

Vi prego, non dimentichiamo
Il mondo prima
Tra le colonne nascondiamo
Messaggi per il futuro.

Agricoltura

La tua vanga
Sul mio petto
Spezza ogni radice
Spinge giù, spinge giù
Tira fuori il nuovo,
Vermi e bulbi di fiori
Nei solchi scuri
Svegliati dal sole.

Perché non mi lasci
Riposare un poco?
Le mie piante selvatiche
Salgono lente
E ancora non ho cresciuto
Il mio giardino selvaggio.