Diventare umani

Hai voluto sporgerti sull’orlo
del baratro e ci sei caduto
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
fatto di ossa carne e interiora
delicato quanto me

Hai voluto spingerti fino alla fine
dove ogni cosa perde
di senso e smette di respirare
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
con le mani stringi
una manciata di nebbia
che sfugge

Io che nella nebbia
ci sono nata, sapevo
io che dalla nebbia
sono venuta, sapevo
ma ti credevo invincibile
ti credevo più forte
non solo un umano

Oggi hai alzato lo sguardo su di me
per la prima volta
mi hai visto simile
ti ho visto simile
la ferita che non avevi
ora ce l’hai negli occhi
lo sguardo di chi non appartiene più
a nessuno, a se stesso
neanche

C’è chi dalla vetta cade
e impara l’arte dell’esitazione
del dilemma, del dolore
l’umiltà di soffrire e non saperne uscire

C’è chi dall’abisso risale
e impara passo passo l’arte di farsi forza
il coraggio di tremare
di soffrire e sapere che se ne può uscire

A ciascuno il suo tempo
per diventare umano.

L’ardito si è spento

Eri il più feroce di tutti
E il più amato
Perché con le unghie sembravi
Agguantare la vita
Più forte di tutti.
Poi più avanti si seppe
Che la vita l’avevi quasi schiacciata
E calpestata in una ebbrezza vorace
Si seppe che uno spirito ardente
Puó anche schiantarsi e distruggere
Non il nemico ma il fratello
E la sorella di battaglie.
Ora ti aggiri come un’ombra
Svuotata di ogni dimensione
Forse hai imparato dal sonno
A rimanere sopito
Come un carbone a fine serata
Forse hai solo perso la baldanza
Della giovinezza e hai appreso
La gravità del dolore.
Certo é strano
Vederti quasi inanimato
Impacciato al saluto
Tu che non conoscevi
La paura di vivere
Anzi ti faceva orrore
Come a noi, popolo che trema
ne facevi tu.

Eri il più feroce

Eri il più feroce di tutti
E il più amato
Perché con le unghie sembravi
Agguantare la vita
Più forte di tutti.

Poi più avanti si seppe
Che una vita l’avevi quasi schiacciata
E calpestata in una ebbrezza vorace
Si seppe che uno spirito ardente
Puó anche schiantarsi e distruggere
Non il nemico ma il fratello
E la sorella di battaglie.

Ora ti aggiri come un’ombra
Svuotata di ogni dimensione
Forse hai imparato dal sonno
A rimanere sopito
Come un carbone a fine serata
Forse hai solo perso la baldanza
Della giovinezza e hai appreso
La gravità del dolore.

Certo é strano
Vederti quasi inanimato
Impacciato al saluto
Tu che non conoscevi
La paura di vivere
Anzi ti faceva orrore
Come a noi, popolo che trema
ne facevi tu.

Diventare umano

Hai voluto sporgerti sull’orlo
del baratro e ci sei caduto
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
fatto di ossa carne e interiora
delicato quanto me

Hai voluto spingerti fino alla fine
dove ogni cosa perde
di senso e smette di respirare
credevi di essere più forte
tu, ma sei solo un umano
con le mani stringi
una manciata di nebbia
che sfugge

Io che nella nebbia
ci sono nata, sapevo
io che dalla nebbia
sono venuta, sapevo
ma ti credevo invincibile
ti credevo più forte
non solo un umano

 

Oggi hai alzato lo sguardo su di me
per la prima volta
mi hai visto simile
ti ho visto simile
la ferita che non avevi
ora ce l’hai negli occhi
lo sguardo di chi non appartiene più
a nessuno, a se stesso
neanche

C’è chi dalla vetta cade
e impara l’arte dell’esitazione
del dilemma, del dolore
l’umiltà di soffrire e non saperne uscire
C’è chi dall’abisso risale
e impara passo passo l’arte di farsi forza
di tremare con coraggio
di soffrire e sapere che se ne può uscire
A ciascuno il suo tempo
per diventare umano.